Di Redazione

Il Centro islamico culturale d’Italia, che gestisce la Grande moschea di Roma “è l’unica, istituzione musulmana riconosciuta in virtù del Decreto del Presidente della Repubblica nr. 712/1974”. E’ quanto si legge in un comunicato diffuso dal segretario generale del Centro islamico della capitale, Abdellah Redouane, pubblicato sul suo profilo Facebook. La riflession è frutto del “periodo di quarantena che ha davvero coinciso con un uso dei mezzi di comunicazione per avvicinare quanti la pandemia da Coronavirus aveva allontanato gli uni dagli altri”. Durante la quarantena, denuncia Redouane, “qualcuno ne ha approfittato per capovolgere le realtà dei fatti e diffondere menzogne a proposito della questione islamica in Italia, dipingendo un’immagine che non riflette l’autentica realtà così com’è, ma come si vorrebbe che fosse, cosa, questa, senza fondamento e dimostrazione”. Redouane punta il dito in particolare nei confronti dell’Ucoii il cui presidente, “ha dichiarato che quest’ultima è un’organizzazione riconosciuta. Questa è una menzogna e una fandonia”. In particolare l’Ucoii “ha pubblicizzato una foto del suo incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri e con il Ministro dell’Interno, commentandola con il racconto della sua ratifica di un protocollo con lo Stato Italiano che norma le procedure che si devono seguire alla riapertura delle moschee, alla luce delle conseguenze date dalla pandemia da Coronavirus… dimenticando, o ignorando, che il primo dei firmatari del sunnominato protocollo è Abdellah Redouane, rappresentante del Centro Islamico Culturale d’Italia”. Redouane contesta anche che “la cosiddetta Ucoii ha dichiarato di considerarsi la più grande organizzazione islamica in Italia e questa è cosa che esula dalla vera realtà”. In conclusione, “la diffusione d’informazioni false non ha la sua causa nel potere comunicativo della vostra unione – per la quale nutriamo tutto il rispetto nonostante le nostre differenze circa la visione, i punti di riferimento, i metodi – ma è riconducibile anche ed esclusivamente ad alcuni sospetti tromboni elettronici i cui proprietari tentano di infiltrarsi nel panorama islamico italiano e che hanno trovato la loro meschina bassezza nel lustrare l’immagine dell’UCOII e di altri gruppi a fronte dello svilimento del lavoro e dei risultati ottenuti da altri attori principali (Confederazione Islamica e Centro Islamico), così come nel trasferire questa immagine distorta a chi è oggetto del loro interesse, e nel proporre loro stessi come alternativa che deve essere sostenuta, sponsorizzata e finanziata”, conclude la nota.