La principessa del Marocco Lalla Hasnaa, insieme a Patricia Espinosa, Segretario Esecutivo delle UNFCCC, e Irina Bokova, Direttore Generale dell'Unesco

Di Redazione

La principessa marocchina Lalla Hasnaa ha rappresentato, ieri sera presso la Città della Pubblica di Istruzione di Doha, in Qatar alla cerimonia ufficiale di inaugurazione della Biblioteca Nazionale del paese del Golfo presieduta dall’emiro locale Sheikh Tamim Ben Hamad Al Thani , alla presenza di figure politiche, scientifiche, intellettuali e letterarie di fama araba e internazionale.

Secondo quanto riferisce l’emittente televisiva “al Jazeera”, la sorella del re del Marocco, Mohammed VI, era a Doha in rappresentanza del capo di Stato marocchino e all’arrivo presso la sede della Biblioteca Nazionale del Qatar è stata accolta da Hind Bint Hamad Al Thani, Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione qatariota per l’Educazione, la Scienza e lo Sviluppo Comunità, Presidente esecutivo della Fondazione.

In un discorso speciale, Sheikha Mozah Bint Nasser, presidente della Fondazione Qatar per l’istruzione, la scienza e lo sviluppo della comunità, ha sottolineato che questo nuovo edificio scientifico è motivo di orgoglio e un importante contributo del Lo Stato del Qatar influenza la cultura araba, in linea con gli obiettivi assegnati ai centri culturali del Medioevo, in particolare “Beit Al Hikma” a Baghdad, la Biblioteca di Cordoba in Andalusia, “Dar Al Ilm” al Cairo e il Biblioteca Al Quaraouine a Fez.

 

A view of the pyramids at Giza from the plateau to the south of the complex. From left to right, the three largest are: the Pyramid of Menkaure, the Pyramid of Khafre and the Great Pyramid of Khufu. The three smaller pyramids in the foreground are subsidiary structures associated with Menkaure's pyramid. Credit: riccardo liberato/ CC BY-SA 2.0

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L’ambasciatore italiano in Egitto, Hisham Badr, si è detto “molto felice della ripresa del turismo italiano in Egitto”. Parlando in occasione della presentazione del progetto di ristrutturazione dell’ospedale italiano “Umberto I” al Cairo, che si è svolta presso la sede diplomatica egiziana a Roma, il diplomatico ha spiegato di “lavorare per rafforzare le relazioni di amicizia” tra Italia e Egitto. “Oggi sono molto felice della ripresa del turismo italiano in Egitto, in particolare per il pellegrinaggio dedicato alla Sacra Famiglia che si terrà quest’anno”. Badr si è detto felice “anche del livello delle relazioni tra Italia e Egitto, per esempio per la costruzione dell’università italiana al Cairo, a cui è stato dedicato un appezzamento di terreno nella nuova città amministrativa della capitale egiziana”, dicendosi inoltre “soddisfatto per l’inizio della produzione di gas nel giacimento Zohr, la cui inaugurazione ufficiale avverrà domani”. Il diplomatico ha inoltre accolto con favore “l’annuncio dell’apertura di un nuovo museo egiziano di Torino a Catania che conferma la presenza di musei egizi dal nord al sud dell’Italia”, precisando che tra alcuni mesi “si terrà un evento culturale egiziano a Viterbo”. Il diplomatico ha aggiunto: “Potrei dire altre cose ma il mio messaggio chiaro è che il meglio verrà nei prossimi giorni”. Infine l’ambasciatore egiziano ha ricordato alcuni dei grandi progetti realizzati in Egitto sotto la guida del presidente Abdel Fatah al Sisi tra cui la costruzione della nuova capitale amministrativa d’Egitto, la grande scoperta di gas off-shore nel Mar Mediterraneo egiziano, cioè del giacimento di Zohr grazie alla compagnia italiana Eni, il progetto di sviluppo del Canale di Suez, la lotta contro il terrorismo e contro gli estremisti presenti in Medio Oriente.

Mohammed VI, re del Marocco, durante una visita all'ambasciata degli Stati Uniti in Marocco. - Public Domain

Di Redazione

L’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea ha espresso mercoledì scorso un parere “ostile ma non vincolante” sull’accordo sulla pesca tra Marocco e Ue. È quanto si apprende da fonti di Rabat. Il parere, a giudizio del portale di Rabat, “mette a nudo l’immagine di un’unione politica che ha bisogno di unificare la sua voce e le sue decisioni”.

La Corte deve ora “deve dare il suo parere. Nel frattempo, il parere dell’avvocatura della Corte per il momento non è altro che un’opinione. Resta da vedere cosa faranno i giudici”. Questo annuncio è stato accolto con stupore perché questo avvocato “ha fatto le sue conclusioni che, per la loro estrema radicalità, sono fondamentalmente incompatibili con la profondità delle peculiarità della questione e le sottigliezze legali e politiche”. Questo è secondo gli analisti, “un risultato che sorprende per i pregiudizi, perché a malapena nascondono la loro natura altamente politica e rivelano una profonda ignoranza dei fatti e di una flagrante violazione del diritto internazionale”. Queste conclusioni dell’avvocato generale vengono definiti “un non-evento dal punto di vista giuridico. Qualsiasi osservatore casuale non può che respingere queste conclusioni, attraverso le quali l’avvocato generale della Corte di giustizia ha assunto il diritto di prendere posizione su questioni altamente politiche ed essere allineati ad una tesi incompatibili con il diritto internazionale, alimentata dalla le azioni dei separatisti”. È importante sottolineare la natura delle relazioni tra il Marocco e l’UE che hanno dimostrato la loro forza, ricchezza e resilienza. Lo stesso accordo sulla pesca è uno dei molti elementi di una partnership diversificata tra le due parti”.

Si ricorda inoltre come “a settembre 2016, conclusioni ugualmente politicamente contaminate sull’Accordo agricolo tra Marocco e Ue, sono state sconfessate dai giudici della Corte nel loro verdetto finale, che si è concluso nel legalità degli accordi tra Marco e l’Ue e l’inammissibilità del “Polisario”. Per questo “qualsiasi osservatore casuale non può che respingere queste conclusioni, attraverso le quali l’avvocato generale della Corte di giustizia ha assunto il diritto di prendere posizione su questioni altamente politiche ed essere allineati ad una tesi incompatibili con il diritto internazionale, alimentata dalla le azioni dei separatisti e del suo mentore algerino.

È importante sottolineare la natura delle relazioni tra il Marocco e l’Ue che hanno dimostrato la loro forza, ricchezza e resilienza. Lo stesso accordo sulla pesca è uno dei molti elementi di una partnership diversificata tra le due parti. Ed è proprio l’Unione europea che ha sempre chiesto e insistito per il suo rinnovo. Solo pochi giorni fa, la Commissione europea ha ufficialmente chiesto di rinnovare l’accordo di pesca, che è previsto per quest’anno. Allo stesso modo, la Commissione europea ha confermato pubblicamente, in un recente rapporto ufficiale, basato su studi sul campo, che l’accordo di pesca produce notevoli benefici socioeconomici per le popolazioni e, in quanto tale, contribuisce a sviluppo”.

Traditionally, the holiday of Shavuot is marked by an all-night Torah study session to celebrate the fact we received it on this day. "In Jerusalem, tens of thousands of people finish off the nighttime study session by walking to the Western Wall before dawn and joining the sunrise minyan there. This practice began in 1967. One week before Shavuot of that year, the Israeli army recaptured the Old City in the Six-Day War, and on Shavuot day, the army opened the Western Wall to visitors. Over 200,000 Jews came to see and pray at the site that had been off-limits to them since 1948. The custom of walking to the Western Wall on Shavuot has continued every year since." -Wikipedia, Shavuot - Daniel Majewski/ Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

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L’Imam della Grande moschea di Roma, lo sceicco Salah Ramadan Elsayed, ha pregato affinché “Gerusalemme resti una città di pace e di unità per tutti i musulmani”. Nel corso di un sermone letto nella moschea di Monte Antenne a Roma, che è gestita dal Centro islamico culturale d’Italia guidata dal segretario generale Abdellah Redouane, l’imam che proviene dall’università egiziana di al Azhar ha parlato del ruolo di Gerusalemme nella fede islamica.

“La moschea di Gerusalemme, è la moschea per tutti i musulmani ovunque essi sono, moschea sacra, benedetta e occupa una posizione centrale per la fede islamica: è la prima Qibla per la preghiera nell’Islam e la terra dei profeti e dei messaggeri di Allah – ha affermato la guida religiosa di Roma – rimarrà così per sempre fino al giorno del giudizio. Invochiamo Allah che Gerusalemme rimanga una terra per la pace per tutti. Invochiamo Allah affinché unisca i musulmani attorno a Gerusalemme per proteggerla e difenderla. Invochiamo Allah di mantenerla come simbolo di unità di musulmani e simbolo di pace per tutta l’umanità”.

Nel suo discorso, partendo da una citazione del Corano (“gloria a colui che di notte trasportò il suo servo dalla santa moschea alla moschea remota di cui benedicemmo i dintorni per mostrargli dei nostri segni”), l’imam ha aggiunto che “sia gloria ad Allah che trasportò il suo profeta Mohammed dalla moschea Santa della Mecca alla moschea al Aqsa cioè la remota, quella moschea che si trova a Gerusalemme. Dunque Gerusalemme non è una città come le altre per i musulmani fa parte del loro credo e della loro fede. Questo viaggio per il profeta è stato una consolazione per il messaggero di Allah dopo aver perso con la morte suo zio Abu Talib e la sua carissima moglie Khadija”.

 

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Una guerra tra Iran e Arabia Saudita “non credo ci sarà mai perché tutti hanno da perdere in un conflitto armato diretto, anche se abbiamo provato a dialogare con loro ma non è stato possibile”.

È quanto ha dichiarato il ministro degli Esteri saudita, Adel al Jubeir, intervistato da “Agenzia Nova”. “Teheran finanzi gruppi terroristici presenti in Arabia Saudita, forniscono ai ribelli yemeniti i loro missili che vengono lanciati contro le nostre città – afferma il capo della diplomazia di Riad – giocano un ruolo negativo in Libano, Siria, Iraq, Pakistan, Afghanistan.

In Bahrein i gruppi che compiono attentati sono aiutati dall’Iran. Tempo fa è stato sventato un tentativo di attentato. Il suo capo è fuggito in Libano dove è stato catturato. Si trattava di un cittadino saudita che aveva avuto un passaporto iraniano. Alcuni capi di al Qaeda fuggiti dall’Afghanistan nel 2002 sono ora rifugiati in Iran. Sappiamo dai documenti trovati nel rifugio di Osama Bin Laden che ci sono stati legami tra il suo gruppo e l’Iran. L’Iran porta armi in Siria tramite l’Iraq e in Bahrein. Tutto questo come può essere compatibile con una volontà di dialogo?” Tutti i segni che arrivano dall’Iran per i sauditi “sono quelli di voler continuare nella rivoluzione. Violano le norme del diritto internazionale e i principi di non ingerenza negli affari degli altri paesi.

È per questo che la Comunità internazionale ha poso delle sanzioni a questo paese. È una reazione alla sua politica. Spiegatemi quante ambasciate iraniane nel mondo sono state attaccate? Nessuna. Posso invece mostrate numerosi esempi di violenze compite dagli iraniani contro le diplomazie straniere. L’Iran deve pagare per le sue azioni. I leader iraniani parlano con toni moderati ma nei fatti ci attaccano”.

Mohammed VI, re del Marocco, durante una visita all'ambasciata degli Stati Uniti in Marocco. - Public Domain

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È atteso da quasi un mese un rimpasto di governo in Marocco dovuto alla decisione della Casa reale di destituire quattro ministri e una serie di funzionari pubblici, accusati di aver provocato per negligenza la mancata esecuzione dei progetti di sviluppo ad al Hoceima, nella regione del Rif, nel nord del Paese.  Il primo ministro del Marocco, Saad Eddine El Othmani, dopo aver contattato il Partito socialista progressista (Pps) e il Movimento popolare (Mp), ha ampliato le sue consultazioni con il resto della maggioranza per sostituire i ministri licenziati dal re Mohammed VI. Per i media marocchini, però, il primo ministro non si accontenterà di proporre al sovrano cinque nomi. Secondo “Al Ahdath Al Maghribia”, il governo cercherà nella stessa coalizione di partiti di maggioranza, vale a dire il Giustizia e Sviluppo (Pjd), il Raggruppamento nazionale indipendenti (Rni), l’Unione costituzionale (Uc), l’Unione socialista delle forze popolari, Mp e Pps, la cui architettura sarà però significativamente rivista. Quindi, afferma il quotidiano citando fonti ben informate, il Mp avrà un unico portafoglio ministeriale, quello della Salute, oltre alla segreteria di stato responsabile dell’Acqua guidata da Charafat Afailale. Il Rni, dovrebbe ereditare il ministero incaricato degli Affari africani, la cui istituzione è stata annunciata dal sovrano durante il discorso di apertura dell’anno legislativo. In cambio, il premier consegnerà il dipartimento di Giustizia all’Usfp, che rafforzerà la sua partecipazione nel governo.

Ha provocato un vero e proprio terremoto politico la rimozione di tre questi membri del governo marocchino con i partiti di maggioranza in deficit di immagine nei confronti del proprio elettorato e con la popolazione del Rif che ha festeggiato nei giorni scorsi per questo risultato chiesto durante una serie di manifestazioni andate avanti per mesi. Tutto è iniziato la scorsa settimana quando il re del Marocco, Mohammed VI, ha ricevuto il rapporto di Driss Jettou, presidente della Corte dei conti, sulla situazione di al Hoceima, località nel nord del Marocco da mesi teatro di proteste anti-corruzione e rivendicazioni sociali. Il rapporto presentato dalla Corte dei conti fa menzione sin dall’inizio della mancanza di prove di appropriazione indebita da parte degli amministratori locali. Tuttavia, sottolinea numerosi malfunzionamenti.

In primo luogo, il documento nota che le disfunzioni rilevate riguardano sia la fase preparatoria del programma di sviluppo denominato “Al Hoceima Manarate Al Mutawassit” che la sua disciplina ed attuazione. L’analisi della fase preparatoria, che si è svolta tra il 2014 e il 2015, ha rivelato che il processo di scelta dei progetti da attuare nel quadro del programma non ha soddisfatto una visione strategica integrata condivisa da tutti i partner. La Corte dei conti rileva inoltre come la coerenza del programma contenuto nella Convenzione quadro sia stata approssimativa. Allo stesso modo, viene messa in luce la distribuzione annuale dei contributi finanziari dei 20 soggetti interessati. “In assenza di una ripartizione per progetto, i contributi potrebbero essere solo delle stime”, conclude la relazione. La presentazione della relazione della Corte dei conti e le misure annunciate sono una risposta alle proteste che hanno segnato, negli ultimi mesi, la città di al Hoceima. “Le sanzioni annunciate nella relazione sono basate sulla responsabilità, un principio sancito dalla Costituzione. Non rispondono ad alcuna logica politica e fanno parte di un processo puramente amministrativo”, fanno sapere dalla Corte dei conti, per la quale ci sono state disfunzioni e fallimenti esecutivi che coinvolgono membri del governo e che non sono correlati all’aspetto finanziario del programma. La relazione è stata redatta dopo l’apertura di un’inchiesta sulla mancata partenza dei progetti di sviluppo per al Hoceima. Secondo gli analisti politici locali, il decreto reale a riguardo sarà una lezione per evitare futuri fallimenti nella tempestiva attuazione dei progetti di sviluppo e per mettere i funzionari governativi, qualunque sia la formazione politica cui appartengono, davanti alle loro responsabilità.

La conseguenza immediata di questo rapporto è stata che Mohammed VI ha rimosso tre ministri del governo del premier Saad Eddine El Othmani. Il monarca ha licenziato Mohammed al Hisad, che in precedenza ha ricoperto la carica di ministro dell’Interno (nel 2015 quando i progetti di al Hoceima sono stati lanciati dal sovrano) nel precedente governo di Abdel Ilah Benkirane; il ministro della Salute Lahsen al Wardi, che aveva lo stesso incarico nel precedente governo; Mohammed Nabil Ben Abdullah, che era ministro dell’Edilizia sia in questo che nel precedente esecutivo. Mohammed VI aveva chiesto alla Corte dei Conti di indagare sulle cause dei ritardi dei progetti di sviluppo da lui stesso promossi. La collera di Mohammed VI si è abbattuta non solo su tre ministri esponenti di primo piano del governo ma anche su un viceministro e su altri funzionari pubblici. Secondo quanto riporta la stampa di Rabat, Mohammed VI ha sollevato dall’incarico anche Mohamed Hassad, Mohamed Nabil Benabdellah, Al Houcine Louardi e il viceministro Larbi Bencheikh, che aveva la delega per la formazione professionale. Secondo “al Sabah” quindi “il terremoto politico promesso da Mohammed VI ha avuto luogo, nel rispetto dei dettami della Costituzione del 2011”. Il re, che ha ricevuto ieri la relazione della Corte dei conti sui difetti di gestione del progetto “Al Hoceima Manarat Moutawassit”, ha deciso di intervenire”. Il re ha anche deciso di rimuovere dal suo incarico Ali Fassi Fihri, il capo dell’Office National de l’Electricité et de l’Eau Potable (Onee, l’Ufficio nazionale dell’elettricità e dell’acqua potabile).

Il sovrano ha anche espresso la sua “insoddisfazione” nei confronti di ex funzionari governativi, aggiungendo che “nessuna responsabilità ufficiale sarà affidata loro in futuro”. Questi sono: Rachid Belmokhtar, ex ministro dell’Istruzione; Lahcen Sekkouri, ex ministro dello Sport; Haima El Haité, ex segretario di Stato per l’energia; Lahcen Haddad, ex ministro del Turismo. Seguendo queste decisioni, il re ha chiesto al capo del governo di presentare nuove nomine per riempire i posti vacanti. Nella sua relazione, il primo presidente della Corte dei conti ha dichiarato che la sua indagine ha rivelato “una serie di squilibri” durante la legislatura precedente. Il documento afferma inoltre che “diversi settori ministeriali e le istituzioni pubbliche” non hanno rispettato i loro impegni per consentire il completamento dei progetti.

 

 

Veduta di Sana'a, capitale dello Yemen. - Creative Commons Attribution 2.0 Generic

Di Redazione

Lo Yemen sta per diventare “un nuovo hub per i migranti del Corno d’Africa e per i terroristi che intendono arrivare nei paesi del Golfo e in Europa. A lanciare l’allarme è stato Abdullah Bin Abdulaziz al Rabeeah, consigliere della Casa reale di Riad e supervisore generale della “King Salman Humanitarian Aid and Relief Center” (KSrelief). Nel corso della sua recente visita a Roma, il funzionario della Ong governativa saudita ha spiegato la sua instabilità rende lo Yemen sempre di più un paese di transito dei migranti e dei rifugiati di diverse parti del mondo diretti in Occidente, alla pari di quello che è diventata la Libia per l’Italia”. È questa la tesi espressa durante il suo viaggio nel nostro paese a capo di una delegazione di alto livello del governo saudita che comprende funzionari del ministero degli Esteri e della Difesa di Riad. Il consigliere della Casa reale saudita ha incontrato in due giorni una serie di personalità tra cui politici e intellettuali in Italia, per discutere della crisi yemenita e delle attività che la KSrelief sta svolgendo per aiutare la popolazione del paese arabo. “I ribelli Houthi che controllano Sana’a con un colpo di stato attuato più di due anni fa – ha affermato – hanno danneggiato lo Yemen creando questa situazione di instabilità provocando problemi anche per i paesi vicini. Per l’Arabia Saudita lo Yemen sta diventando un hub del terrorismo e un hub per rifugiati e migranti di vario tipo”.

A Riad sono convinti che “ora in Yemen si stiano ammassando migranti provenienti dal Corno d’Africa per poi entrare in Arabia Saudita e provocare una crisi dei migranti come accade in Europa. Per questo noi come KSrelief cerchiamo di avere un ruolo nell’alleviare le sofferenze di chi si trova in quel paese fermando il flusso dei migranti verso l’Arabia Saudita e verso l’Europa. Per questo Riad lavora per stabilizzare il paese in modo da stabilizzare anche tutta la regione e prevenire danni non solo al suo paese ma anche alla Comunità internazionale. Bisogna evitare che il Yemen diventi un hub per terroristi e migranti. Quello che noi denunciamo è che gli Houthi stanno sfruttando il dramma umanitario che si registra in Yemen per fini politici”. L’Arabia Saudita sta portando avanti un programma “al suo interno dedicato ai rifugiati che prevede un’attenta analisi di ogni singola persona in modo da evitare che arrechi danni alla sicurezza del paese. Solo dopo gli viene concesso di entrare e questo vale per lo Yemen ma anche per i siriani che arrivano dalla Giordania. Non viene impedito loro di entrare ma devono essere controllati. Oggi abbiamo in Arabia Saudita più di 290 mila studenti yemeniti venuti nel paese di recente”.

L’obiettivo è anche quello di evitare un uso politico da parte degli Houthi del dramma umanitario in corso in Yemen. Uno degli esempi dell’uso politico della crisi umanitaria secondo al Rabeeah è “quello che sta avvenendo con il dramma della diffusione del colera nel paese. Quello che non dicono è che il colera si è diffuso nelle regioni sotto il controllo del gruppo ribelle. Questo perché hanno fermato le Ong che sono nostri partner e si occupano del campo sanitario. Sono venute meno quindi le misure di prevenzione sanitaria in quelle zone. Il colera non si è diffuso invece nelle aree sotto il controllo del governo legittimo del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi. Noi stiamo supportando l’Onu e le sue agenzie come l’Unicef per risolvere questo problema mentre voi state vedendo girare un video prodotto da quelle milizie, come quello trasmesso dalla britannica Bbc, dove si usa il problema del colera per fare propaganda. Si usano i problemi umanitari per fini politici”.

Il KSrelief invia ogni giorno convogli umanitari nel paese che però, come denuncia il funzionario saudita, “subiscono minacce di ogni genere da parte dei ribelli. A Mareb ad esempio hanno lanciato un missile contro un nostro camion. Hanno poi arrestato tutti i nostri impiegati dei centri di Sana’a e di Sada. Noi cerchiamo di lavorare e di portare aiuti nelle regioni controllate dagli Houthi ma loro ostacolano il nostro operato. Nonostante questo noi non intendiamo fermare il nostro lavoro e affrontiamo il pericolo spendo che dobbiamo alleviare le sofferenze della popolazione locale”. Una causa di questa crisi in Yemen “è l’alta presenza di armi contrabbandate dall’estero. La Coalizione svolge attività di controllo in mare per fermare il traffico di armi, ma ferma solo le navi il cui carico supera le 100 tonnellate. Questo vuol dire che tutte le navi dirette in Yemen piccole e con carichi leggeri non vengono controllate. Alcune piccole imbarcazioni riescono quindi a penetrare le maglie dei controlli portando in Yemen componenti dei missili balistici che vengono poi assemblati. Si tratta di armi che arrivano dall’Iran e che riteniamo facciano scalo sulle coste della Somalia, nelle aree al di fuori del controllo del governo”.

Si chiede quindi anche all’Onu “di lavorare per controllare le navi dirette in particolare al porto di al Hodeida se davvero contengono aiuti umanitari o se invece portano armi”. È per questo che al momento il porto di al Hodeida è l’unico ancora chiuso da parte della Coalizione araba, non essendoci una garanzia di controllo sulla merce in arrivo, mentre sono stati riaperti i porti in mano al governo di Hadi come Aden, Mukalla e Mokha chiusi il 4 novembre scorso per precauzione dopo il lancio di un missile balistico dallo Yemen verso Riad.