Mohammed VI, re del Marocco, durante una visita all'ambasciata degli Stati Uniti in Marocco. - Public Domain

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Il Presidente del Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP) in Mali, colonnello Assimi Goita, ha ringraziato il re del Marocco, Mohammed VI, per il contributo attivo del suo Paese agli sforzi compiuti per raggiungere la risoluzione della crisi in Paese. Durante un’udienza concessa presso il campo militare di Kati (15 chilometri da Bamako), all’ambasciatore del Marocco in Mali, Hassan Naciri, il presidente del CNSP ha espresso “la sua gratitudine” a per il contributo attivo del Regno agli sforzi compiuti per raggiungere la risoluzione della crisi. Il colonnello Assimi Goita ha ricordato, a tal proposito, che l’ambasciatore marocchino è stato il primo diplomatico a prendere contatto con le nuove autorità giovedì 20 agosto, salutando le relazioni che legano i due Paesi.

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Il Suriname ha confermato il ritiro del riconoscimento del pseudo “Rasd”. Ciò è avvenuto ieri durante il colloquio telefonico tra il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, e il suo omologo del Suriname, Albert Ramdin. Nel corso del dialogo, secondo quanto si legge in una nota congiunta ripresa dall’agenzia di stampa marocchina “Map”, il Suriname ha ribadito la sua posizione espressa a marzo 2016 sulla revoca del riconoscimento del Fronte Polisario, affermando di essere favorevole all’impegno del Marocco per una soluzione politica pacifica e consensuale della vertenza del Sahara, nel quadro della sovranità del Regno e della sua integrità territoriale. Bourita si è congratulato con Ramdin per la sua nomina a Ministro degli Affari Esteri, del Commercio e della Cooperazione Internazionale della Repubblica del Suriname, augurandogli successo e grande successo nella condotta della diplomazia surinamese. Le due parti hanno così espresso la loro profonda soddisfazione per il livello raggiunto nei rapporti bilaterali, apprezzando la proficua collaborazione che ha portato alla realizzazione di concreti progetti comuni.

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Il re del Marocco, Mohammed VI, ha lanciato un appello alla mobilitazione nazionale contro il Covid-19 all’interno del discorso tenuto in occasione della ricorrenza chiamata “Festa della Rivoluzione del Popolo del Re”, una commemorazione che riguarda la fine del colonialismo. Quest’anno quindi il messaggio alla nazione del capo di Stato marocchino è stato dedicato alla verità di fatti accertati sulla diffusione del coronavirus nel paese, chiedendo il patriottismo di tutti per superare la pandemia. E’ emerso in particolare il dispiacere per aver attraversato la prima fase della lotta contro il Covid-19 senza troppi danni anche se la decontaminazione ha rovinato tutti gli sforzi fatti fino con un aumento dei contagi. “Certo, siamo stati citati come esempio per il nostro rispetto delle misure preventive e per i risultati convincenti che abbiamo registrato durante il periodo di quarantena (…) Purtroppo, abbiamo osservato che, congiuntamente a più fattori, la revoca del confinamento è stata accompagnata da un’eccezionale moltiplicazione dei casi di contagio”, si rammarica il sovrano. Con parole dirette il sovrano ha declinato le ragioni di questa situazione. “In effetti, alcuni hanno confuso la revoca del blocco con la fine della pandemia, mentre altri hanno mostrato un ristagno e un rilassamento inammissibili. Alcuni addirittura negano l’esistenza della pandemia”, ha detto il re marocchino.

Much of Mauritanian land is actually called Sahel, biogeographically speaking. Sahel means "shore" in Arabic. Effectively this land is the shore to the "sea" of the Sahara which is to the north east. As such the shore front does have some vegetation on it. Credit: Flickr/Ammar Hassan

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La missione d’inchiesta indipendente dell’Onu sulla Libia sarà presieduta dall’ex ministro e diplomatico marocchino Mohamed Aujar. Lo ha reso noto attraverso un comunicato l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti dell’uomo (Unhcr). La missione, che comprende oltre a Aujar, Tracy Robinson e Chaloka Beyani, è stata istituita dal Consiglio per i diritti umani il 22 giugno 2020 per documentare le presunte violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte di tutte le parti in Libia dal 2016, precisa il comunicato. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani, Michelle Bachelet, ha rilevato in questo contesto il deterioramento della situazione della sicurezza in Libia e l’assenza di un sistema giudiziario funzionante, sottolineando l’importanza del lavoro del gruppo di esperti indipendenti per documentare gli abusi e le violazioni dei diritti umani. “Questo organo di esperti fungerà da meccanismo essenziale per combattere efficacemente l’impunità generalizzata per le violazioni dei diritti umani e gli abusi commessi e può anche servire come mezzo per prevenire ulteriori violazioni e contribuire alla pace e alla stabilità nel paese”, ha dichiarato Bachelet. Le esecuzioni sommarie, la tortura e i maltrattamenti, la violenza sessista, compresa la violenza sessuale legata ai conflitti, i rapimenti, le sparizioni forzate, nonché l’incitamento alla violenza sui social network continuano ad essere perpetrati in un clima di totale impunità in Libia.

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Un nuovo scandalo che ha coinvolto il Polisario e i suoi sponsor algerini in un Paese dell’America Latina e dei Caraibi. Il quotidiano caraibico “WIC News” ha riferito che il gruppo separatista ha consegnato oltre 500 mila dollari al leader dell’opposizione del Commonwealth della Dominica Lennox Linton per finanziare la sua campagna per le elezioni generali del 2019. Il caso risale all’ottobre 2017, quando Linton e il suo vice Crispin Grigwar hanno incontrato il leader del Polisario Brahim Ghali, ha detto il quotidiano, citando un articolo dell’Ajit USA illustrato con una foto dell’incontro. Il membro del Parlamento e leader dell’opposizione Lennox Linton ha visitato Brahim Ghali nell’ottobre 2017 nonostante quest’ultimo debba affrontare gravi accuse presso il Tribunale nazionale spagnolo, ha scritto “WIC News”. Il quotidiano caraibico ha affermato che lo scandalo è stato riportato anche da un altro media europeo, “CCE News”.

Fonte: https://wicnews.com/caribbean/lennox-linton-accused-taking-us-500000-election-funding-polisario-separatists-092229253/

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Il re del Marocco, Mohammed VI, ha ordinato l’invio di aiuti medici e umanitari di emergenza in Libano, a seguito dell’esplosione nel porto di Beirut che ha causato numerose vittime e danni materiali significativi. Il sovrano marocchino ha quindi ordinato l’invio e il dispiegamento a Beirut di un ospedale militare da campo al fine di fornire cure mediche di emergenza alle popolazioni ferite in questo incidente. Questo ospedale da campo è composto da 100 persone, di cui 14 medici di varie specialità (rianimatori, chirurghi, traumatologi, otorinolaringoiatri, oftalmologi, ustioni, neurochirurghi, pediatri, farmacisti), infermieri specializzati e personale di supporto. Ospiterà una sala operatoria, unità di ricovero, radiologia e sterilizzazione, un laboratorio e una farmacia. Gli aiuti marocchini comprendono anche una serie di farmaci di pronto soccorso, prodotti alimentari (cibo in scatola, legumi, latte in polvere, olio, zucchero, ecc.), Tende e coperte per l’ospedale, alloggio per le vittime del disastro. Include anche attrezzature mediche per la prevenzione di Covid-19, in particolare maschere protettive, visiere, abiti e gel idroalcolico. Il re Mohammed VI ha inviato ieri un messaggio di cordoglio al Presidente della Repubblica libanese, Michel Aoun, assicurandogli che il Regno del Marocco è al fianco del popolo libanese.

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Si susseguono i report e le analisi economiche in Algeria che parlano dell’imminenza di una crisi finanziaria. Dopo il rapporto pubblicato a metà luglio da Verisk Maplecroft, una società britannica di analisi del rischio paese nel mondo, ora anche la stampa francese, a cavallo di una missione apparentemente innocua, parla dell’imminente crisi finanziaria del Paese. Annunciando il licenziamento del ministro del Lavoro algerino, Ahmed Chawki Fouad Acheuk, da parte del presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, si legge che l’Algeria, molto vulnerabile per la caduta dei prezzi del petrolio, sta affrontando una crisi del sistema politico, unita a un’emergenza sanitaria e vede avvicinarsi la minaccia di un incidente finanziario e disordini sociali. Gli analisti ritengono che il Ministro del Lavoro sia stato licenziato a causa dello scandalo delle pensioni di vecchiaia che la Cassa delle pensioni nazionale algerina non è stata in grado di da pagare, alla vigilia della festa di Eid El Adha. In tutte le città del paese, centinaia di anziani si sono messi in fila davanti agli uffici postali nella speranza di riscuotere pensioni o benefici, senza successo. Le immagini sono circolate sui social media. Si teme un vero crollo finanziario, perché se le pensioni non saranno pagate, potrebbero esserci problemi anche per i salari e l’Algeria non sarebbe più nemmeno in grado di ottenere forniture dall’estero, a causa di il graduale prosciugamento delle riserve valutarie. Le pensioni algerine sono sostenute direttamente dal bilancio statale che, tramite trasferimenti, fornisce tra i 5 e i 7 miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, questa somma non è più disponibile a causa della scomparsa delle entrate del petrolio e del gas, che rappresentano il 60 per cento delle entrate del Tesoro.

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La Corte d’appello di Casablanca ha fissato al 23 settembre la prima udienza del secondo grado di giudizio nei confronti del giornalista marocchino Omar Radi. La sua vicenda ha inizio il 6 aprile 2019 quando ha pubblicato un tweet offensivo nei confronti del giudice Lahcen Tolfi, impegnato in un processo contro i responsabili delle violenze avvenute tre anni fa ad al Hoceima. Questi commenti, sprezzanti nei confronti del magistrato, costituiscono un reato ai sensi dell’articolo 263 del codice penale marocchino. Proceduto il 26 dicembre 2019 agli arresti, Radi è stato concesso il rilascio il 31 dicembre 2019. Durante tutte le fasi del processo, ha goduto di tutti i suoi diritti come previsto dalla legge. Beneficiando delle circostanze attenuanti, è stato condannato il 17 marzo 2020 a una pena sospesa di quattro mesi e una multa di 500 dirham (49 euro). Il giornalista ha fatto quindi fatto appello al verdetto. Dal 24 giugno 2020, Radi è stato interrogato, in stato di libertà, otto volte dalla polizia giudiziaria di Casablanca nell’ambito di un’indagine preliminare ordinata dalla Procura della Repubblica. Durante questa fase, ha sempre pubblicato su internet le convocazioni che gli sono state inviate dalla polizia giudiziaria e ha anche pubblicato 28 post sui social network per presentare la sua versione dei fatti giudicata distorta dalle autorità locali.
Gli stessi posti sono stati usati in una campagna di pressioni sulle autorità giudiziarie marocchine costrette al silenzio per rispetto della segretezza delle indagini avviate da varie Ong. Il 15 luglio 2020 ha organizzato una conferenza stampa presso la sede dell’Unione Nazionale della Stampa Marocchina a Rabat, alla presenza del suo avvocato per presentare la sua versione dei fatti violando il segreto sulle indagini. L’accusa di arresto formulata riguarda diversi reati: violenza e allo stupro (a seguito di una denuncia di stupro presentata dal suo collega di lavoro del sito elettronico Le Desk.ma; Ricezione di fondi esteri allo scopo di minare la sicurezza interna dello Stato e di stabilire contatti con agenti di uno stato straniero per danneggiare la situazione diplomatica del Marocco. Evasione fiscale: dall’indagine è emerso che ha deliberatamente omesso di dichiarare il proprio reddito, pari a migliaia di dollari, ricevuti dall’estero. Per quanto riguarda le accuse rivolte da alcune Ong a Rabat di violazione della libertà di stampa relativamente a questo caso, nell’anno 2019, su 252 pubblicazioni e giornali che hanno presentato domanda di deposito amministrativo, nessuna pubblicazione è stata censurata, vietata o ritirata. Le autorità hanno ricevuto 892 richieste per la creazione di siti elettronici. Nessun video è stato censurato, vietato o interrotto. Su 10 canali televisivi di cui quattro nazionali, cinque tematici, uno regionale e uno privato, nonché quattro stazioni nazionali, una radio tematica, undici stazioni radio regionali e diciannove stazioni radio private; non è stato registrato alcun caso di censura o divieto. o Ad oggi 2740 tesserini stampa sono stati rilasciati dal National Press Council ai giornalisti, che esercitano le loro funzioni senza alcuna interferenza da parte delle autorità.
o 91 corrispondenti e cameraman di diverse nazionalità e continenti sono stati accreditati, in rappresentanza di 50 media stranieri.

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Il re del Marocco, Mohammed VI, ha chiesto al governo e alle parti sociali, di agire rapidamente per attuare il progetto prioritario di generalizzazione della copertura medica e sociale obbligatoria.

Nel Discorso della festa del Trono che ha pronunciato ieri sera, il sovrano ha espresso la sua aspirazione prioritaria volta a garantire la protezione sociale a tutti i marocchini.

“La nostra determinazione, ha detto, è che a lungo termine possiamo beneficiare tutti i settori della società”.

Il re ha ricordato di aver chiesto la generalizzazione della copertura medica e sociale dal 2018. Nel suo discorso televisivo di ieri sera ha elogiato lo sforzo collettivo per contrastare la pandemia da Covid-19, ma ha anche messo il dito sulle principali carenze che devono essere affrontate con urgenza che riguardano in primo luogo i precari e chi svolge lavori nel settore informale.

“Questa crisi ha rivelato la solidità dei legami sociali che uniscono i marocchini e ha dato piena misura del loro spirito di solidarietà e responsabilità. Tuttavia, ha anche messo in evidenza un certo numero di carenze che colpiscono in particolare il settore sociale: come la dipendenza di determinati settori dai pericoli esterni, le dimensioni del settore informale e la debolezza delle reti di protezione sociale, in particolare nel per quanto riguarda i margini della popolazione in una situazione molto precaria”.

Il Marocco ha quindi stanziato un fondo da 10,92 miliardi di euro finalizzato a rilanciare l’economia nazionale colpita dalla pandemia da Covid-19.

“Quest’anno la commemorazione della Festa del Trono coincide con Eid Al-Adha, un momento di sacrificio, lealtà e fermo impegno per la giustizia – ha spiegato il capo di Stato – attraverso la forza duratura di questi legami e la loro piena reciprocità che siamo indissolubilmente uniti, nei tempi buoni come nelle avversità”.

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Il re del Marocco, Mohammed VI, ha istituito una commissione ad hoc per condurre le indagini necessarie e chiarire se i petrolieri abbiano fatto o meno cartello, sollevando il consiglio sulla concorrenza dall’occuparsi di questa vicenda. In un comunicato diramato dalla casa reale di Rabat si legge che Mohammed Vi “ha ricevuto una nota del presidente del Consiglio della concorrenza relativa a “possibili accordi tra le compagnie petrolifere e il gruppo petrolifero del Marocco”. In questa nota, il presidente porta alla massima attenzione del re, il contenuto “della decisione adottata Aula mercoledì 22 luglio con 12 voti favorevoli e 1 voto contrario dalla commissione sulla concorrenza di imporre una sanzione pecuniaria pari al 9 per cento del fatturato annuo realizzato in Marocco per i 3 principali distributori e un importo inferiore per le altre società”. Il capo di Stato marocchino ha poi ricevuto una seconda nota dello stesso Presidente del Consiglio Concorrenza sullo stesso argomento e in cui si parlava dell'”importo delle sanzioni inflitte” ai distributori. Questa volta, l’importo è stato fissato all’8 per cento del fatturato annuo senza distinzioni tra le società. Alla luce di quanto della confusione che circonda questo dossier e le versioni contraddittorie presentate, il Re ha deciso di istituire una commissione ad hoc incaricata di svolgere le indagini necessarie per chiarire la situazione e presentare una relazione dettagliata sull’argomento il più presto possibile.